Otto miliardi per il nuovo reddito minimo
Serve un segnale del governo a settembre per avviare in Italia il reddito minimo di inserimento almeno per le famiglie in condizioni di povertà assoluta. Francesco Marsico, vicedirettore della Caritas italiana, è preoccupato dalle previsioni sull’aumento della disoccupazione entro fine anno. Teme un’ulteriore impennata dei dati drammatici diramati a luglio dall’Istat, che certificavano nell’abisso della povertà assoluta un milione e 725mila nuclei, vale a dire quasi sette milioni di italiani. La Caritas italiana non è direttamente presente nella commissione istituita dal ministero del Welfare per progettare questo nuovo ammortizzatore sociale, ma lavora a stretto contatto con le Acli – con le quali ha presentato il progetto del Reis, reddito di inserimento sociale – e le sue posizioni sono rappresentate nella commissione guidata dal viceministro Guerra dal docente della Cattolica Cristiano Gori. Alla vigilia di una "campagna d’autunno" delle Acli, della Caritas italiana e di quelle diocesane per il Reis, cosa suggerisce l’organismo pastorale?
«I dati – premette Marsico – ribadiscono l’urgenza di risposte solidali ai bisogni primari della popolazione. Poi servono risposte strutturali, istituzionali e progressive per aiutare le famiglie, prioritariamente quelle con figli il cui capofamiglia è stato espulso dal mercato del lavoro. Insomma il reddito d’inclusione deve progressivamente rispondere quanto meno alla povertà assoluta».